ANTICHITA' E INQUINAMENTO
Luigi Calcerano
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In
genere il concetto di inquinamento dell’aria viene associato alla
presenza di fabbriche e automobili. Tuttavia l’inquinamento
dell’aria ha accompagnato l’esistenza umana per migliaia di anni e i
resoconti che si lamentano dell’aria mefitica delle città risalgono
all’antichità. L'alterazione dell’ambiente
da parte dell’uomo cominciò subito, fin dalla preistoria, se ci
pensiamo, cominciò l'immissione nell'aria, nell'acqua o nel suolo di
elementi dannosi di varia natura, come liquidi, solidi, fumi e polveri
delle sostanze bruciate…calore, e così via. Perché
nell'antichità, come oggi nei paesi poveri, esisteva
un grave problema di inquinamento dell’aria degli ambienti domestici A
Roma si bruciava legna e carbone…carbone di legna… e
altri materiali per riscaldarsi e cucinare, e d’inverno, quando il
freddo faceva chiudere gli sportelli di legno…per illuminare, solo
quelli molto ricchi avevano, pannelli di specularia, sottili lastre di
talco, lapis specularis… un lusso! da un certo periodo in poi, anche
vetro, ma mai trasparente.. Nelle
Insule, qualche volta altissime
c’erano quindi un sacco di
fuochi, fornelli e bracieri pericolosi! I
magnifici sistemi di riscaldamento, potevano scaldare solo il
pianterreno e c’erano solo nelle ville, nelle case patrizie… il
fumo era onnipresente…usciva dauna finestra o da un’apertura fatta
sul tetto, non risulta vi fossero camini nel
61 d.C., Seneca stigmatizzava «il fetore, la fuliggine
e la pesantezza dell’aria» di Roma. E non dimentichiamo lo
smog provocato da Nerone! I fuochi e gli incendi, a parte Nerone erano
all’ordine del giorno! La
respirazione dei fumi portava a malattie polmonari croniche e i minatori
romani, come i loro colleghi delle ere precedenti soffrivano per
l’inalazione di polveri di roccia e di minerali… Poi,
può sembrare strano, c’era
l'inquinamento
acustico Adesso
si pensa che responsabili dell'inquinamento acustico possono essere
fabbriche, cantieri, aeroporti, autostrade, circuiti automobilistici
.... Ma
il problema dei suoni elevati era un fatto risaputo fin dall'antichità,
quando in molte città si tentava di allontanare dall’abitato le
botteghe di alcuni mestieri particolarmente rumorosi. Già
nel VII secolo a.C. nella
città di Sibari era proibito sia il lavoro di artigiani che
adoperassero il martello entro le mura della città, sia tenere galli
che disturbassero il sonno. E c’erano come dire, isole pedonali…
alcune strade della città erano chiuse al traffico. I sibariti , si
potrebbe dire…sapevano vivere! Ho
già citato Seneca , che era particolarmente attento
all’inquinamento,nelle Lettere a Lucilio si
lamenta dell’inquinamento acustico del suo tempo; in particolare si
lamenta dell’abbaiare dei cani, delle urla degli schiavi frustati, del
vociare dei venditori, del chiasso per le stradee dei carri troppo
rumorosi. Nel
mio giallo storico ho ricostruito questa Roma chiassosa e frenetica, una
specie di casbah, dal fracasso infernale, richiami a clienti ed
acquirenti, maestri di scuola ed allievi che si sgolano all’aperto…,
in contrapposizione ai pensieri di Orazio. Tra
l’altro Roma e ra l’unica città dell’impero che non avesse una
rete stradale razionale e geometrica…strade senza uscita, sinuose,,
tracciate senza regola…molte fisicamente (itinera) accessibili solo ai
pedoni…o actus, in cui poteva passare solo un carro per volta…viae
prpriamente dette quelle dove due carri potevano incrociarsi o
superarsi…e dentro la cerchia delle mura repubblicane di queste ce
n’erano solo due, la via Sacra e la via Nova, al Foro! Già
prima di Giulio Cesare a Roma esistevano regole che vietavano, di notte,
l'utilizzo delle ruote rivestite di ferro che a contatto con la
pavimentazione, provocavano rumore ed interrompevano il sonno degli
abitanti. Nel
45 a.C. l’anno prima della morte, Giulio Cesare con la sua Lex
Julia Municipalis ha dato un altro giro di vite, ha
regolato il passaggio dei carri pesanti di giorno e... Ne
vietava il transito, dei carri pesanti, dal sorgere del sole fino
all'ora decima, cioè fino a pomeriggio inoltrato! Fu una regola che
rimase nei secoli… Plinio
s’era fatto costruire una casa con le pareti doppie per evitare,
diceva, di essere infastidito dagli schiamazzi degli schiavi, delle
mandrie, e dal rumore delle
onde e dei tuoni. Ne abbiamo traccia nel diritto
romano, che le immissioni nel fondo del vicino !Il pretore si occupava
abbastanza spesso dei comportamenti dei cittadini che avevano effetti
sull'aria, sull'acqua e sul suolo, e creava ed applicava norme volte a
tutelare la proprietà o a impedire i danni alle persone; Poi…i
liquami… I
più ricchi si facevano costruire latrine, con pozzi neri…che i
mercanti di concime pagavano per svuotare periodicamente, almeno dai
tempi di Vespasiano in poi che, sappiamo, era convinto che il danaro non
puzzasse mai…anche se proveniva da cose puzzolenti. I tintori avevano
comprato il diritto di esporre davanti al laboratorio orci che si
potevano riempire di urina, utile per la tintura, da parte dei passanti
ingombri… I
poveri potevano in qualche
caso utilizzare un pozzo nero comune a pianterreno, o si recavano al più
vicino mondezzaio…dovevano uscire di casa., più di una strada era
impestata di rifiuti…diveniva un mondezzaio…Cesare con una legge
postuma aveva provato a vietare le vie mondezzaio, responsabilizzando i
proprietari per pulire o
far pulire…davanti le porte e i muri…le voleva tutte pavimentate,
addirittura col marciapiede…ma queste norme non attecchirono…a
nessuno, neanche a Cesare, venne in mente un servizio pubblico… in
una novella di Boccaccio, Andreuccio da Perugia, il protagonista… “richiedendo
il naturale uso di dovere diporre il superfluo peso del ventre, dove ciò
si facesse domandò quel fanciullo, il quale nell'uno de' canti della
camera gli mostrò uno uscio e disse: - Andate là entro -. Il cesso,
scopriremo dopo, aveva una tavola sconnessa e Andreuccio cade
dall’alto, NON SI FA MALE ma della bruttura, della quale il luogo era
pieno, s'imbrattòE Boccaccio ci spiega che si trovava nel vicolo
stretto, tra due case collegate dalla struttura delle latrine che
scaricavano in strada! Qualcuno
gettava dalla finestra il contenuto dei vasi da notte, Giovenale ci
racconta di malcapitati che si erano trovati in traiettoria e che
potevano solo sporgere denuncia contro ignoti, ci sono passi del Digesto
che regolano contro chi si puo chiedere i danni in questi casi…Anche
per questo, oltre che per rapinatori e sicari, Sempre Giovenale
considerava una negligenza non far testamento prima di attraversare Roma
per recarsi a una cena… Per
i poveri disposti ad una modica spesa
c’erano le latrine pubbliche, ambienti gradevoli, sedili di
marmo, una ventina…la gente ci s’incontrava, con una familiarità
che oggi ci è estranea… chiacchierava, socializzava, scroccava inviti
a pranzo E
questo era abbastanza diffuso non esclusivo dei bassifondi…di
Trastevere ad esempio…Ai tempi di Plauto la Cloaca Massima scorreva
ancora a Cielo aperto dalle parti del Foro! L’acqua
a Roma arrivava ma era un bene pubblico a vantaggio della collettività
non dei privati, c’erano i portatori d’acqua aquarii, gli ultimi
degli schiavi che con gli spazzini zetarii passavano spesso di proprietà
assieme alla casa! Perché
il sudiciume era continuamente ricreato! E le cloache e
se la fogna era raggiungibile L’imperialismo
romano non era di tipo industriale, ma c’erano comunque attività
inquinanti, che crebbero con l’aumento della popolazione degli
schiavi…dopo Giulio Cesare… Dell’inquinamento
abbiamo testimonianze indirette Le
vie di Roma, come quelle di tutte le grandi città antiche, erano di
solito strette e poco aereate, con un sistema eccessivamente semplice di
fognature sotterranee, spesso senza neanche quello, congestionate da
un traffico intenso e con primordiali servizi di nettezza e di igiene
urbana.Puzzavano, dovevano puzzare un bel po’ Ed
era raffinatezza
femminile tenere in mano un piccolo globo di ambra, e lo sfregavano
ogni tanto, di quando in quando per aspirarne la leggera fragranza. Marziale
ricorda la fragranza di questi globi di ambra quando enumera i profumi
più delicati (III 65, 5; V 37, lì; XI 8, 6); In
età romana l'ambra,
era materia
nobile era usata per ornamenti femminili solo dalle donne del popolo. Le
matrone usavano solo oro e pietre preziose…La piccola palla d’ambra
invece serviva da elegante deodorante, Un
uso, quello di portare in
mano tali globi che da quanto scrivono Ovidio Giovenale e Marziale
sembrava consentito solo alle signore e alle signorine non agli uomini.
Non a quelli, almeno, che ci tenevano a sembrare virili. Cicerone
racconta che Verre, quando usciva in pubblico, per non sentir puzze,
teneva a portata di mano una reticella piena di rose, e un serto di rose
al collo. Un po’ ostentato, antipatico, per questo Cicerone ce lo
racconta Certo
una piccola palla d'ambra era pratica, e abbastanza discreta, le matrone
potevano darsi un contegno
anche in mezzo agli odori peggiori. Lo
sappiamo bene che la gente elegante si adatta, sì, come noi altri
poveri diavoli, a sentire i cattivi odori, ma, per conservar lo stile,
vuol far vedere che quei cattivi odori dànno una tremenda noia alle
loro delicatissime narici. Era
l’equivalente delle fialette coi profumi, dei sali, dell’aceto dei
sette ladri di molti secoli dopo… perché
uomini e donne sono sempre rimasti gli stessi… La
porpora si otteneva estraendo il succo di un mollusco mediante un
processo che esigeva grande abilità. Le tintorie italiche producevano
una porpora di qualità secondaria, ma erano molto attive; per
conseguenza i tessuti di porpora divennero in Italia d'uso abbastanza
comune. Se ne facevano vesti, tappezzerie, coperte per letti. Non tutti
i tessuti di porpora erano ugualmente costosi; quelli scadenti avevano
un prezzo modesto; più ricche erano le stoffe la cui lana era stata passata
per due bagni consecutivi (dìba~pha). Il colore della porpora
era vario; prevaleva il bruno, il livido, il violaceo e il rosso; falsa
è l'opinione che nell'antichità il color purpureo fosse solo il
rosso; la « porpora » di quei tempi è un tipo pregiato di tintura,
non è un colore; i colori più chiari si ottenevano diluendo il succo
con acqua e con orina.
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