Major Dick 

Luigi Calcerano&Giuseppe Fiori

con traduzione inglese

Chi ha buoni ricordi d’infanzia è salvo per la vita

Fëdor M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov


Si guardò intorno sospettosamente e zoppicò fino al posto d'angolo, scostò il pesante sgabello di ferro e si sedette, spalle al muro.

Un centinaio di bambini neri vociavano accuditi da quattro bianche vestite da suore.

- Vammi a prendere il vassoio - ordinò al bambino più vicino. - Porta anche il dolce.

Si toccò nella tasca dei calzoni l'automatica di piccolo calibro che era riuscito a portare con sé. Doveva essere prudente, il suo nome rappresentava ancora molto nel Ruanda, non era escluso che tentassero di ucciderlo, aveva visto troppe cose, lo sapeva, potevano volergli tappare la bocca.

Attorno a sé vedeva solo facce sciocche, infantili, nessuno che avesse preso d'assalto un nido di mitragliatrici o che avesse lanciato una granata!

Era certo che in quel refettorio era l'unico ad aver ucciso qualcuno. A parte i morti in battaglia, che non contano, gli era capitato di uccidere tre prigionieri ed una donna che voleva rifiutargli i viveri per la squadra.

Un capo di SBU ha le sue responsabilità, ma ammazzare quella donna gli aveva fatto un certo effetto. Osservò la suora italiana che distribuiva il pane e sospirò. Doveva avere la stessa età di sua madre, ma le bianche invecchiano tardi.

Erano passati tre giorni da quando si era arreso ad un gruppo di osservatori dell'ONU e lo avevano subito portato in quell'ospedale per operargli il piede trafitto da una scheggia di granata. Mai stato così bene.

Aveva provato qualcosa di simile quando lo avevano arruolato: gli avevano dato scarpe, una divisa ed un' arma automatica; da mendicante era diventato soldato, si era sistemato finalmente : da mangiare, da fumare e tutte le medicine necessarie, una pacchia.

Il bambino, con gli occhi sbarrati gli depositò il vassoio sotto il naso e scappò via. C'era il dolce, mancavano solo le sigarette. Assaggiò la zuppa e la trovò ottima. Era davvero stanco di combattere e quella vita calma, così poco eroica lo tentava. Anche lì, dalle monache, c'era da mangiare e le cure mediche più necessarie, mancavano solo le sigarette, provavano un po’ a convertirti, ma non era un grosso problema, in fondo. In quel posto meraviglioso sentiva meno il bisogno del fumo. Aveva imparato solo perché in certe occasioni era l'unico momento di pausa consentito, e nel freddo della notte la cicca ti scaldava le mani.

L'idea con cui era arrivato era semplice : curarsi il piede ed andar via lasciando un ricordino ai legittimisti. Aveva visto subito come si poteva bruciar tutto o far saltare il ponte e l'acquedotto, ma le suore non erano proprio legittimiste, certamente non lo era suor Annunciata che pareva infischiarsene delle parti in campo. Ma un’altra idea si stava affacciando alla sua mente, forse era il caso di lasciare per sempre le armi, di smetterla di giocarsi la vita ad ogni scontro. E poi quello sembrava un posto sicuro, lì, mischiato con gli orfani, non lo avrebbero ritrovato facilmente. Toccò la pistola. In ogni modo aveva la pistola...

- Vammi a prendere un altro vassoio - disse ad un piccolo mulatto dopo che ebbe mangiato fino all'ultima briciola.- E procurami qualche sigaretta.

- Sì, Major Dick, ai tuoi comandi.- rispose il piccino mettendosi comicamente sugli attenti.

* * *

Era vietato fumare a letto ma aveva corso ben altri rischi, sapeva come non addormentarsi, quando dormire poteva significare non svegliarsi più. Ad ucciderlo ci avrebbero provato, questo era certo. In vita sua non si era mai spaventato troppo della morte in combattimento, in campo aperto o tra i villaggi, la battaglia ti dà solo il tempo di muoverti e di reagire. Urli e spari contro chi, come te, urla e spara.

Si girò su un fianco cercando di non muovere troppo il piede, la ferita gli faceva male ; il silenzio della corsia era rotto ogni tanto da qualche flebile lamento, un lamento da bambini che non era più capace di riconoscere.


L'attesa di un altro agguato, questo lo spaventava. Ci avrebbero provato, forse anche in quello stesso ospedale, se solo fossero riusciti a sapere che era lì. La sua morte era ormai per i legittimisti un trofeo troppo importante per essere confusa tra le altre morti in battaglia. Doveva essere solitaria, esemplare, doveva essere vista da lontano, come una testa mozzata su una pertica.

Spense il mozzicone che cominciava a bruciargli le mani e si alzò dalla branda stando attento a non farla cigolare, il bambino vicino al suo letto era la prima notte che riusciva a dormire, aveva la testa fasciata e le piccole mani contratte a stringere qualcosa che sentiva sgusciare via.

Girò tra i letti, guardando quei corpi distesi.. un'onda di dolore saliva da quella camerata eppure....eppure il bianco delle lenzuola e dei cuscini, l'odore stesso dei medicinali e soprattutto la fatica di suor Annunciata riuscivano a placare il dolore, ad arginarlo.

Proprio buffa quella donna, con i suoi capelli non più biondi che spuntavano, corti, sotto il fazzoletto; il suo corpo slanciato e vigoroso come quello di un uomo dava a tutti un senso di protezione. Non era questo che lo aveva colpito, lui non aveva bisogno di quel tipo di protezione e di appoggio, era venuto solo per farsi rattoppare il piede, per poter camminare e correre via.

Simpatica quella donna. Ma non significava niente, e poi non era certo che i neri potessero capire le bianche. L'aveva colpito un atteggiamento inafferrabile che non aveva niente a che vedere col fatto che fosse suora o infermiera. Lo aveva notato in alcuni uccelli, quando riusciva a cogliere nei loro movimenti una repentina disposizione al volo o un improvviso cambiamento di rotta.

Nelle sule, per esempio. Le aveva viste volteggiare sulle coste, ad altezze che le facevano piccole piccole , un improvviso scarto e poi tuffarsi in picchiata per catturare i pesci. Bella tecnica di caccia. Come decidessero all’improvviso, o non volessero anticipare troppo quello che avrebbero fatto di lì a un attimo. Anche lui faceva così, gli avevano detto che la sula deponeva un solo uovo per volta e il piccolo, figlio unico, veniva abbandonato, appena nato, da entrambi i genitori.


Doveva stare attento a quella suora, anche lei doveva aver elaborato, negli anni passati in Africa, una particolare tecnica di caccia e lo puntava; si era fatta troppo vicina, lei sì che avrebbe potuto attentare alla sua vita, avesse capito l'importanza di avere tra le mani Major Dick. Si toccò d'istinto la piccola automatica che aveva in tasca e sospirò. Tutti hanno il loro segreto, nella vita, questo l'aveva capito bene mentre comandava la sua squadra e ubbidiva ai superiori. Ma non era un uccello rapace, quella suora, il suo segreto non era certo quello di essere una spia. Chissà perché lo puntava...

Era arrivato davanti alla sua cameretta, in fondo al corridoio di destra, le gambe avevano seguito il pensiero e lo avevano condotto lì davanti, dove tutte le sere lei si ritirava a dormire. Scostò la tenda che stava al posto della porta e guardò il letto intatto.

Suor Annunciata non aveva dormito quella notte: immaginò che in un'altra corsia ci fosse una vita che rischiava di spegnersi oppure, come una sula, le sue ali avevano avuto un fremito improvviso ed era volata via sopra gli alberi, dietro i magazzini. Una candela bruciava imprudentemente vicino alla fotografia di un uomo, in tuta accanto ad un piccolo aeroplano. E poi facevano tante storie per chi fumava a letto.

Prese la candela e cominciò a curiosare per la stanza, si sentiva impacciato, ma dopotutto era più che giustificato: una necessaeia precauzione, fino a tre giorni prima non aveva mai visto suor Annunciata, sarebbe rimasto lì ancora un bel po', forse più d'una settimana, doveva frugare nella sua stanza.


L'unico inconveniente di avere una stanza - sorrise tra sé - è che a qualcuno inevitabilmente viene la voglia di frugartici dentro.

La cera gli colava sulle dita mentre guardava sotto il letto, una fitta al piede lo fece vacillare. Si sedette davanti alla piccola scrivania dove c'era la fotografia dell'aviatore. Aprì i cassetti, spostò le carte, ma erano tutti fogli dell'ospedale tenuti in disordine. Sotto le cartelle, nel cassetto centrale, ancora una foto dell'aviatore accanto ad una ragazza dai capelli lunghi e biondi. Il corpo slanciato e forte pareva il suo ma era difficile riconoscere suor Annunciata con trent’anni di meno.

Si alzò a fatica ed aprì l'armadio, in basso lenzuola, federe e una coperta, sopra quei grandi grembiuli bianchi con una croce rossa sul petto, appesi alle stampelle c'erano due vestiti scuri, da monaca.

Major Dick fece una smorfia, si guardò attorno deluso, poi accostò uno degli sgabelli di ferro all'armadio e a fatica vi salì con il piede sano.

Con una mano si tenne alla parte alta dello sportello e con l'altra ispezionò il ripiano sopra l'armadio.

Il dorso della mano s’imbatté in una valigetta. Ecco! Ne cercò il manico e la tirò giù.

Quando lasciò la presa dallo sportello la sedia ondeggiò sotto i suoi piedi, perse l'equilibrio e crollò a terra con tutto il suo bottino. Fu come quando la scheggia gli aveva trafitto il piede. Per un lungo momento rimase steso per terra con la preda tra le mani, poi fece scattare le due serrature, ma la luce si accese nella stanza.

- Cosa fai qui, steso per terra, con la mia roba?


Major Dick guardò il volto di suor Annunciata insolitamente severo.- C'è un'arma qui dentro? - le chiese .

La suora rimise la candela davanti alla fotografia e poi sollevò il ragazzo aiutandolo a sedersi sul letto - Dobbiamo andare in infermeria, hai la fasciatura piena di sangue, ti avevo detto di non alzarti dal letto.

- Cosa c'è nella valigia? -

- Non c'è niente che somigli a un'arma, se è questo che volevi sapere. - rispose dura.

Poi raccolse la valigetta, la poggiò accanto a lui sul letto - Aprila! - gli propose con quello strano mutar d’atteggiamento che piaceva al ragazzo.

La confusione nella valigetta era ancora maggiore che nei cassetti della scrivania. A prima vista era piena di lettere, fotografie, libri e pezzi di stoffa.

In lontananza si sentivano le grida degli animali, nella vicina foresta.

- Sei soddisfatto, ora? - La suora provò a richiudere la valigetta, ma il ragazzo la fermò.

- Questa è la casa italiana che porti con te....come una tartaruga si porta addosso la sua.

Suor Annunciata lo guardò incuriosita da quell'osservazione. - Proprio così, ma come vedi è ancora più leggera della corazza di una tartaruga. Ti piacerebbe visitare casa mia?

Il ragazzo sorrise definitivamente conquistato, frugò nella valigia, trovò un foulard di seta e lo buttò sul letto con una smorfia. Lo colpirono un gruppetto di cartoline, c'era un lago italiano, fotografato nelle varie stagioni, a giudicare dai colori della vegetazione che lo costeggiava.

- La mia casa è diventata ancora più leggera della tua, - disse il ragazzo battendosi sulle spalle - Non ti ho mai detto di quando hanno incendiato il mio villaggio ?

La suora non rispose e prese ad ordinare sommariamente i suoi ricordi davanti a lui. Raggruppò prima le lettere, poi sistemò sul fondo della valigetta, ben ripiegato, il foulard che le aveva regalato il giovane aviatore della foto.

Il ragazzo faceva l'operazione opposta, tirando fuori dal mucchio una penna stilografica e un gruppo di libri e giornaletti.

Sfogliò questi ultimi attratto dalle copertine. - Belli! Ma non è roba da ragazzi?

La suora sorrise - No, dipende dai gusti..... anche se debbo ammettere che quelli che stai guardando in questo momento, nel mio paese li leggevano soprattutto i maschi.


Il ragazzo concentrò la sua attenzione su un fumetto speciale. Quasi in ogni striscia c'era un uomo possente con una calzamaglia rossa ed una mascherina nera sugli occhi, lungo i fianchi gli pendevano due enormi fondine che non lasciavano intravedere il calcio delle pistole.

- Peccato che sia in italiano. Non ne hai in inglese ? - Il ragazzo posò il fumetto e sfogliò gli altri, si convinse sempre più che erano proprio per maschi: in uno c'era un cow boy con un revolver 45 nella destra e in un altro un ragazzo in divisa con una stella sul petto, sempre accompagnato da un grassone con una bombetta e da un buffo vecchio con la barba bianca.

- Quello con la pistola si chiama Tex Willer, è un amico degli indiani e lotta contro i banditi. Quell'altro è Capitan Miki, uno dei miei

preferiti, un ragazzo terribilmente in gamba, poco più grande di te.

- Lo dici come se fosse esistito realmente.

La suora sorrise e riordinò libri e fumetti buttati sul letto - In un certo senso...

Prese in mano “ The Long Good-by ” di Chandler, su cui aveva imparato il suo inglese, poi guardò Dick, come avesse preso una improvvisa decisione. - Ne vuoi tenere qualcuno? La lingua non ha importanza tanto la storia la capisci lo stesso, seguendo le strisce, così starai un po’

più fermo a letto e poi, dopo l'operazione al piede ti farà piacere sfogliarli.

- Prendo solo questi due.

- Tutti e due dell'Uomo Mascherato.- osservò la suora come dispiaciuta.

Il ragazzo si rimise in piedi a fatica - L'Uomo Mascherato ? Qui c'è anche scritto "Phantom".

- Si, ma da noi, in Italia, era chiamato "L'Uomo Mascherato" e anche "L'ombra che cammina".

- Mi serviranno per imparare la tua lingua.

La suora annuì, rimise tutto il resto nella valigetta e richiuse, aveva uno strano sguardo negli occhi, voltò le spalle al ragazzo per sistemare i

suoi ricordi sopra l'armadio.

- Sei diventato adulto così presto e così spietatamente - mormorò - Almeno io, prima, sono riuscita a vivere la stagione che è chiusa in questa valigetta.

- Sono solo uno come tanti da queste parti...- il bambino si strinse nelle spalle - Mi è sembrato bello, anzi, diventare subito grande !

- E’ quello che desideravo anch’io. Ma tu da bambino sei diventato soldato, senza tempo per conoscere l'adolescenza. - La valigetta le

pesava tra le mani, com'era lontano, com'era confuso anche il ricordo.- M’è rimasto solo il sapore di quella stagione. Un sapore aspro e

dolce. Suor Annunciata chiuse gli occhi, Dick lo prese per un commiato. Lei scostò la tenda rimase a guardare il ragazzo che usciva

zoppicando con l'Uomo Mascherato sotto il braccio, un fumetto che non avrebbe dovuto avere nessun senso per lui.

- Aspetta, cambiamo la medicazione?

- No - le rispose seccamente. Non riusciva quasi più a poggiare il piede per il dolore e si addossava al muro del corridoio, per faticare meno, ma non si sarebbe fatto medicare quella notte. Meglio non darle cattive abitudini.

* * *

I due giorni successivi li passò steso sul letto, il dolore al piede era ormai insopportabile, ma non pensava affatto a quella maledetta scheggia

di granata...

Le avventure dell'Uomo Mascherato gli tiravano fuori reazioni contraddittorie. Sfogliava i fumetti e provava come un fastidio per quel mondo improbabile e grottesco, ma sentiva anche tutto il fascino di quel personaggio misterioso e salvifico.


Più di tutto lo attraeva lo svolgersi della storia raccontata in quei disegnetti in bianco e nero, ed era seccato di non capire le parole inserite

nelle nuvolette di fumo, come quella strana leggenda racchiusa nella Caverna del Teschio. Qualcosa se l'era fatto spiegare, riusciva a capire

già qualche parola, i nomi, in particolare, che ritornavano spesso. Solo quando l'Uomo Mascherato si sedeva sul trono di pietra della

Caverna con il lupo Diavolo ai suoi piedi diventava realmente Phantom, la creatura immortale che raddrizzava i torti e puniva le ingiustizie in

quei villaggi del Bengala tanto simili a quelli africani. Da qualche parola detta capiva che quella storia delle ingiustizie e dei deboli da

proteggere era piaciuta particolarmente alla ragazza dai capelli lunghi e biondi prima che di diventare suora. Anche questa ingenua e

fastidiosa irrealtà riusciva a sopportare scorrendo le strisce, prima di ritornare agli imprevedibili salvataggi della bella Diana Palmesi, alle

scene d'azione e al clima che lo avevano conquistato. Il pericolo e la morte aleggiavano intorno a Phantom e rendevano sempre incerta la

sua stessa immortalità di Ombra Che Cammina.


Eccolo lì, fatto prigioniero con le mani legate e sepolto in un grande termitaio, come Dick ne aveva visti nella radura vicino a dove era nato.

Solo Diavolo era riuscito, scavando affannosamente con le zampe, a disseppellire il suo padrone.

Ma lui, Dick non aveva nessun lupo lì a proteggerlo, c'era solo quella piccola automatica per fronteggiare i suoi nemici. Steso sul letto in una

corsia d'ospedale in mezzo ai ragazzini, Dick sentiva comunque una sensazione di benessere salire dentro di sé come una marea. Stava al

caldo, mangiava, forse guariva e quell'avventuroso spirito compagno gli andava restituendo la gioia della narrazione e della fantasia, un

pezzetto di vita che non aveva mai vissuto. Capiva che era l'adolescenza di suor Annunciata, la sua vita in Italia, che non avrebbe potuto mai

appartenergli, eppure sentiva il disperato desiderio ora, soltanto ora, di ricostruirsene una sua ....a costo di scendere con una torcia

fiammeggiante fino nella Caverna del Teschio!

* * *

Una notte senza lamenti avvolgeva la corsia del piccolo ospedale africano. Dick non ricordava bene cosa gli era successo la sera prima,

aveva la testa confusa, come sotto l'effetto di una droga. Forse il medico bianco lo aveva operato al piede ed era ancora sotto l'effetto

dell'anestesia, perché non sentiva più salire dal piede quel dolore familiare.

Non vedeva altro che buio, i contorni degli altri letti con i corpi sdraiati sopra fluttuavano leggermente davanti ai suoi occhi.

Ma li aveva aperti o chiusi? Il piede e l'intera gamba era come addormentata.

Guardò il piccolo comodino vicino al suo letto dove aveva cercato di nascondere i fumetti e l'automatica, sembrava tutto a posto.

Desiderava di rimanere così, il più a lungo possibile, in quella specie di sogno a occhi aperti, quando l'Uomo Mascherato si avvicinò al suo

letto.

- Sei in pericolo! - gli disse con voce profonda.

- Non più ora che sei arrivato tu - gli rispose senza pensarci Dick - Ti prego, stanotte raccontami la storia della tua vita, quella che solo

Diana conosce.

Phantom si sedette sul letto del ragazzo, scostò il lenzuolo e guardò il piede appena operato, poi cominciò a raccontare con voce sorda.

- La mia storia ha inizio nel 1525, nella baia del Bengala, dove il battello di un gentiluomo inglese, sir Richard Stand, fu assalito dai pirati

Singh che gli uccisero il vecchio padre. Mentre i pirati saccheggiavano la nave una tempesta pose fine alla tragedia sommergendo il battello

inglese e quello dei pirati. Sir Richard si salvò su una zattera improvvisata e dopo giorni di stenti approdò debole e delirante su remote

sponde. - l'Uomo mascherato s'interruppe, i suoi occhi dentro la mascherina nera erano invisibili, ma Dick avrebbe giurato che fossero

benevoli - Debole e delirante, proprio come te in questo momento, quel mio antenato stava per soccombere. Ma non fu così che andarono

le cose...

Continuò raccontando della tribù di pigmei che ritrovò sir Richard e lo curò, i pigmei Bandar non avevano mai visto un uomo bianco. Alcuni

giorni dopo il corpo di un pirata Singh con indosso indumenti europei fu ritrovato dalla stessa tribù e sir Richard Stand assistette dalla sua

capanna alla distruzione di quel cadavere, gettato nelle fiamme.

- Riconobbe, negli indumenti rubati, quelli che aveva indosso suo padre al momento dell'assassinio e capì che la sorte aveva gettato il

cadavere dell'assassino di suo padre nella stessa spiaggia dove era naufragato; allora si fece portare il teschio del pirata. Sul Teschio

dell'assassino di suo padre - disse solennemente l'Uomo mascherato alzandosi dal letto e avvicinandosi a Dick - sir Richard Stand, il primo

Uomo Mascherato della storia, giurò vendetta contro i crudeli Singh. Con quel giuramento impegnò se stesso e i propri discendenti nella

lotta contro le barbarie e l'ingiustizia.

- Tu sei sir Richard Stand - mormorò Dick convinto - non sei mai morto. Sei un'ombra immortale che traversa i secoli e i continenti

raccontando le sue storie...

L'Uomo Mascherato sorrise, riprese a parlargli lentamente, ma Dick cominciò a non capire più le parole di quell'Ombra, lo vedeva fluttuare

debolmente davanti agli occhi, cercò di imprimere la figura nella sua memoria: i muscoli possenti sotto la calzamaglia, le due enormi fondine

nere che gli pendevano sui fianchi, la maschera nera che gli nascondeva gli occhi e l'emblema del teschio al centro della grande cintura di

cuoio.

Ormai il fantasma si stava allontanando, era già in fondo alla corsia seguito da Diavolo, e il ragazzo fece appena a tempo a chiedergli - Da

che parte mi verrà il pericolo?

L'Ombra che cammina si voltò, poggiò le mani sulle fondine e rispose - Da qui dentro. Qui dentro c’è il pericolo... e la salvezza.

Poi si voltò e scomparve.

Dick si alzò a sedere sul letto. Dunque lo scontro sarebbe avvenuto dentro l'ospedale! I legittimisti dovevano aver assoldato qualcuno per

eliminare tutti quelli della sua unità, magari si trattava di un mercenario bianco, o di una spia abile, difficile da individuare. Avrebbe dovuto

parlarne con suor Annunciata e avrebbe anche dovuto dirle di quella visita dell'Ombra Che Cammina.

* * *

Una fila di armadietti verde penicillina erano addossati al muro della grande sala, l'odore pungente di acido fenico e la scarsa luminosità

l'avevano destinata a luogo di transito verso gli squallidi uffici dell'amministrazione.

Suor Annunciata guardò l'inglese di "Medici Senza Frontiere" e si scansò una corta ciocca di capelli dalla fronte. Doveva essere

orrendamente disordinata, ma la situazione era tale che il vescovo le aveva discretamente autorizzate a vestire nel modo più pratico, c'era

perfino qualcuna che, autorizzata o meno, prendeva regolarmente i suoi anticoncezionali.

- L'altro giorno Dick ha trovato il comodino in disordine e l'ho sentito urlare. "Se qualcuno tocca ancora le mie cose lo ammazzo!"

- Un modo di dire.- suggerì l'inglese che per essere un medico era sporco e male in arnese. I capelli giallastri erano appiccicati sulla fronte

come fossero pieni di brillantina.

La suora si alzò nervosa e prese a misurare a larghi passi il dormitorio.- E' proprio quello di cui non sono sicura. Lo chiamano Major Dick,

non so se è un titolo onorifico o avesse davvero un grado militare. Ha combattuto per anni nelle terribili milizie che hanno insanguinato tutto

il Ruanda, sa smontare e rimontare un kalashnikov ad occhi bendati. Ha ucciso, ho sentito dire, anche una donna che non voleva rivelargli

dove aveva nascosto la roba da mangiare. Un assassinio a bruciapelo - Annunciata rimase per qualche istante a bocca aperta, come le

mancasse il respiro - è orribile!

- E' la guerra.- commentò l'inglese - anch'io, vede, sorella, devo portare una pistola con me.

- Ma ha dodici anni! E ne aveva nove quando l'hanno preso con loro i ribelli. Non è stato un arruolamento, è stato un rapimento! Non sa

nemmeno bene leggere e non scrive ed è già un killer che non ci penserebbe due volte prima di tagliarmi la gola.

L'inglese parve interessato.- Le ha mostrato animosità, è stato aggressivo con lei?

- No, anzi, sto insegnandogli a fare qualche conto, una cosa che lo motiva moltissimo...pensi che sa già scambiare qualche parola in italiano,

è di una intelligenza vivissima...per questo le ho scritto, cioè ho scritto a voi per un intervento.

- Ha fatto bene, prima che compia qualcosa di irreparabile, potrebbe essere venuto qui per un sabotaggio, sa? Potreste trovarvi a morire

tutti nel sonno, una bella mattina - Il medico lesse il terrore negli occhi della suora e continuò. - Li chiamano boy soldiers, child warriors,

kid militiamen, sono centinaia di migliaia in tutto il mondo, la tecnologia ha costruito armi molto leggere, facili da manovrare anche per

bambini...

- Ma perché i bambini? Perché, in nome di Dio!

- In certe zone, in Ruanda come altrove, sono rimasti solo loro. E poi i bambini sono facili da condizionare, coraggiosi fino all'incoscienza,

poco sensibili alle ideologie. Combattenti ideali.

- Tutto questo va contro la Convenzione di Ginevra e la Convenzione dell’ONU sui diritti del bambino!

L'inglese la guardò con un lieve sorriso. - Sono ben altre le convenzioni che non si rispettano in queste sporche guerre. I bambini

combattono qui, in Liberia, nel Nicaragua, a Burma, nel Mozambico, nel Guatemala...sono molti ad essere usati come agenti sabotatori e

spie, per questo parlavo, prima... si nascondono bene tra i civili e ci sono ancora molti adulti che esitano prima di sparare ad un bambino.

Una esitazione che in genere costa la vita.

Lei si passò una mano sulla fronte e sedette, come turbata da quelle parole. - Esistono casi in cui qualcuno è riuscito a reinserirsi nella vita

civile?

L'altro sorrise. - Le sta molto a cuore, vedo, questo bambino negro.

Suor Annunziata fece una smorfia. - Credo che il costo psichico per un'esperienza del genere sia enorme. E allora vi ho mandato quella

lettera per descrivere il caso.

- Ha fatto bene. Li stiamo cercando, in qualche modo...ma non tutti parlano delle loro esperienze e non tutti si possono raggiungere. Anche

se si salvano dalla morte in combattimento spesso è troppo tardi per fare qualcosa per loro...sono tutti disadattati sociali, qualcuno è uno

psicopatico, chiacchierano , sanno agire, ma ignorano persino i rudimenti di una vita civile.

- Dick mangia da solo, sta sempre da solo, sa solo vantarsi dei suoi combattimenti, di quando comandava una certa Small Boy Unit di

quaranta bambini più piccoli di lui. Racconta del piacere di sentire il rumore degli spari della sua arma, che suona come musica, dice, parla

del godimento del comando e delle scariche di adrenalina che gli dava andare all'attacco, cioè, lui non parla di adrenalina, è una mia

conclusione...

- Logico.

- E poi...davvero penso che stia impazzendo, vive nel panico che qualcuno lo voglia uccidere. Ha persino alcune allucinazioni, l'ho visto io

stessa parlare con l’aria.

- Un fantasma?- chiese il medico interessato

- Già.... un personaggio che solo lui vede, lo chiama "Spirito Compagno" dev’essere qualcosa che ricorda della sua cultura... Ma non è solo

questo - continuò nervosa - si isola dai suoi compagni di camerata. Ha paura anche di loro.

- E' normale, perché lui sa bene che i bambini possono uccidere, lo sa per averlo fatto.

Gli occhi della monaca si riempirono di lacrime improvvise. - Dottore, esiste qualcosa per poterlo aiutare?

- Il meglio per lui sarebbe lasciare questa vita...- l’inglese sorrise come imbarazzato - che so, se lo potrebbe portare al suo paese, finché è in

tempo. Da noi esiste qualcosa che si chiama Children's Assistance Program, se non è ormai troppo tardi.

- Lui parla di qualcosa che ha visto e non avrebbe dovuto vedere, qualcosa di molto pericoloso, dice che esiste un altro killer che sta

eliminando tutti quelli della sua Unità...

- Le ha raccontato qualcosa di quello che avrebbe visto?

- No, mai.

L'inglese sospirò. - Questa sua paura di essere giustiziato può dipendere dal complesso di colpa...Credo che questa idea fissa non sia

impossibile da curare.

Dalla piccola finestra suor Annunciata vide il suo protetto salire per la larga scaletta di legno. - Eccolo che arriva, mi raccomando, dottore,

cerchi di capirlo.

Major Dick entrò nella stanza dove i due adulti lo aspettavano, vide l'inglese scostare la suora perché gli facesse da scudo, esitò una frazione

di secondo poi estrasse l'automatica e tentò di sparare. L'inglese fu più svelto.

Ci sono ancora molti bambini che esitano prima di sparare ad una donna. Una esitazione che in genere costa la vita.

- Mi dispiace, sorella, - disse l'uomo scavalcando il corpo del bambino con la testa in un lago di sangue.- hanno visto davvero qualcosa che

non avrebbero dovuto vedere.

- Lei...lei non è un medico! - disse la donna allontanandosi piena di repulsione.

L'uomo si girò verso di lei - No, infatti, mi potrebbe definire un agente del controspionaggio, non è la prima volta che un bambino così ci fa

saltare in aria un albergo o un centro assistenza... ma va bene anche killer, non faccio questioni di parole. Buon per lei che non le ha

raccontato niente. Era davvero un bel soldatino, un professionista.

* * *

Major Dick socchiuse gli occhi: quel bianco dai cappelli giallastri e unti gli ricordava qualcuno...si sentiva molto leggero ma non riusciva a

muoversi. Il chiarore lattiginoso di quelle piccole lampadine non gli consentiva di distinguer bene i contorni dei volti. Prima della sua resa,

prima della ferita, quand'era appostato col binocolo dietro le casematte dei legittimisti...i mercenari bianchi! Vide avvicinarsi il medico con

un grosso revolver Dan Wesson 445 in pugno, provò a muovere la mano che ancora stringeva la piccola automatica, ma il dolore della ferita

gli rallentava i movimenti.

Doveva essersi accorto che non era ancora morto, il mercenario puntava la sua arma verso di lui per tirare il colpo di grazia.

Alle sue spalle Suor Annunciata afferrato lo sgabello di ferro, lo colpì.

Un tonfo esplose nella sala. Dick tentò di articolare la mano destra quando un'ombra nera gli velò completamente la vista.

- Sei tornato?

- Certo.- L'ombra che cammina si avvicinò al ragazzo, gli passò un braccio sotto la testa insanguinata e lo sollevò. - Non potevo permettere

che ti facesse del male, dovevi avere una seconda chance ...

Dick sentì alleggerirsi la morsa del dolore. Poteva muoversi. Strisciò verso il corpo del mercenario, riverso a terra e tentò di alzare la pistola.

Aveva il terrore che da un momento all'altro potesse riprendere i sensi.

- Non lo fare, Dick, no! - gli urlò suor Annunciata. - Non ucciderlo!

Ad un altro movimento la pistola gli cadde di mano. Non era prudente lasciarlo vivo. Gli prese la testa tra le mani pronto a spezzargli il

collo con una torsione. Esitò sentendo l’urlo agghiacciante della suora. Aveva preso la sua decisione quando sentì la mano d'acciaio

dell'Uomo Mascherato serrargli il polso.

- No, Dick!- gli ordinò l'Uomo Mascherato - Non puoi.

Dick fece un lieve cenno con la testa. - Non è bene lasciarsi dietro qualcuno che ti può ammazzare.

L'Uomo Mascherato sorrise. - Sei certamente abbastanza duro per vivere, ora devi provare ad esser abbastanza gentile per meritare di

vivere.

-Non sono pronto ad esser gentile come te. In tutte le tue storie non hai mai ammazzato nessuno. E poi non sono neanche forte abbastanza,

non ci posso riuscire.

- Ci riuscirai col tempo...

- Col tempo...- riuscì a dire il bambino prima di svenire.

* * *

Si ritrovò disteso sul letto. Vedeva suor Annunciata coi blue-jeans ed il K-way che si stava avvicinando e, dietro di lei, l'Ombra Che

Cammina.

Si misero entrambi alla destra del letto, Annunciata si toccava nervosamente i capelli cortissimi che non era abituata ad esibire così

impudicamente, quando era suora.

- Finalmente! Non ti pare di aver dormito un po’ troppo ?- gli si rivolse provando a scherzare.

- Hai mentito a Diana, vero?- la ignorò Dick, come ipnotizzato dall’Uomo Mascherato.

Annunciata lo guardò senza capire. Aveva aspettato tanto che Dick riprendesse conoscenza dopo l’intervento di neurochirurgia.

L'Uomo Mascherato si sedette sul letto accanto al ragazzo, i suoi occhi dietro la mascherina nera erano invisibili, nessun segreto trapelava

da quelle fessure.

Major Dick finì di fissarlo, abbassò lo sguardo verso il cinturone con le lucide fondine, dove al centro campeggiava l'emblema del Teschio.

- Tu sei un'ombra che traversa i secoli e i continenti raccontando le sue storie...non sei mai morto...

- Son morto tante volte, invece, una volta anche in Italia, tanti anni fa, son morto mentre pilotavo un idrovolante, su un lago.

Dick spalancò gli occhi. - Il foulard, sei stato tu, allora! Ecco il tuo segreto!

- Adesso riposa. Io sono l'Ombra che cammina con te.

-Il mercenario !-Dick si toccò la testa fasciata.- E’ ancora vivo ! Mi cercherà ancora !

- E’ morto, Dick, Dio mi perdoni - lo rassicurò Annunciata, che ascoltava le sue parole sconnesse e non poteva trattenere più le lacrime.-

il colpo che gli ho dato è stato troppo forte.

- No, è stato l’Uomo Mascherato a colpirlo.- le spiegò.

- Va bene, è stato l’Uomo Mascherato. Ora non ti agitare ti cureranno la testa...Ti porterò con me in un posto dove nessuno cercherà più

di ucciderti.

- Ho paura! - urlò Dick aprendo gli occhi.

La donna gli passò una mano sulla fronte.- Adesso è tutto a posto, tutto a posto, bambino mio...con te c’è il tuo spirito compagno.

© Calcerano & Fiori 1995


 

HOME