I MISTERIOSI GIALLI DELLA CAMERA CHIUSA
Luigi Calcerano
|
I racconti polizieschi
dove il delitto è stato commesso in una inaccessibile camera chiusa,
rappresentano il migliore esempio di quel poliziesco che è stato
definito classico, all'inglese o poliziesco-enigma, un tipo di libro che
ha avuto un enorme successo nei primi decenni di questo secolo e che
ancora vanta moltissimi appassionati. L'enigma della camera chiusa,
peraltro, ha la stessa data di nascita del poliziesco: il racconto
"The murders in the Rue Morgue", pubblicato da Edgar Allan Poe
nel mese di aprile del 1841, cui si fa risalire la nascita del genere,
narra proprio di un impossibile delitto commesso in una camera
inaccessibile e chiusa dall'interno. Il poliziesco, si sa, è uno dei
più noti generi letterari; divide i favori di un pubblico vastissimo
con altri generi come la fantascienza, l'horror, il "rosa", il
western. Solo in Italia ha preso il nome di
"giallo" dal colore delle copertine che
la casa editrice Mondadori diede ad una
delle prime collane
di successo, ma forse tra il romanzo poliziesco e quel colore c'è un
altro misterioso quanto stretto legame, dato che la scelta della
Mondadori non è isolata nel campo delle case editrici di tutto il
mondo. Al centro dei polizieschi, che
derivano dal modello
generale della storia avventurosa, c'è un tipo di avventura
particolare, la detection, un procedimento d'indagine, una ricerca che
risolve un mistero, svela un enigma. L'avventura è quella di
sconfiggere un "cattivo",
più in particolare di smascherare l'autore di un delitto, in
genere un assassinio, ma, a parte l'indagine,
nel tipo di giallo di cui parliamo, il protagonista non agisce
solo col coraggio e la forza,
non risolve le questioni con la punta della spada o con la colt, usa
invece...l'intelligenza, la logica, il metodo scientifico.Come si
potrebbe con una colt o con un colpo di karate risolvere il problema
della camera chiusa? La struttura di queste storie
gialle ha un profumo tutto particolare: la fondamentale costante
del romanzo poliziesco-enigma è infatti la fantasiosa,
avventurosa, coinvolgente proposta di un problema intellettuale calato
nella realtà dei personaggi di una storia. Un giovanissimo scrittore di
gialli, nel racconto con cui ha partecipato all'annuale concorso
"Un giallo a scuola"( riservato agli studenti di scuola media
inferiore e superiore), ha paragonato il giallo classico all'inglese ai
problemi che si assegnano in classe. A tutta prima qualche esperto
presente a Ferrara, alla premiazione, contestò quel paragone, perchè i
problemi che si assegnano a scuola sono mere esercitazioni, ed il
detective è un eroe, il protagonista di una storia emozionante, non si
esercita, cerca di difendere la società, di fare giustizia, percorre
una strada pericolosa e ignota. Però, in un certo senso... Certo il paragone più normale è
magari quello che si fa tra enigmi polizieschi e i problemi che si
pongono gli scienziati per le loro ricerche, per il chiarimento dei
misteri della natura;
Sherlock Holmes affermava di basarsi ogni volta dall'osservazione
attenta dei fatti, sicchè, a giurare sulle parole del principe dei
detective, dall'osservazione e dalla logica sembrava dover derivare,
come la scoperta scientifica, la scoperta dell'assassino. A ben vedere però l'intuizione di
quel ragazzo era tutt'altro che sbagliata, poiché un giallo non è una
ricerca, è una storia, una storia preparata da uno scrittore come il
problema della scuola media è preparato dall'autore del libro di testo;
e per certi versi la narrazione di un omicidio nei gialli classici
somiglia allora davvero alla esposizione, certo opportunamente
sceneggiata, certo avventurosa e accattivante, dei dati di un
problema... dati un po'astratti, come un rubinetto che perde in una
vasca da bagno esagonale o i complicati calcoli che nei nostri libri
d'aritmetica ci dicevano dovesse fare un contadino per vendere al
mercato le sue famigerate dozzine di uova. Il problema di come si
possa commettere un omicidio in una camera chiusa ermeticamente dal di
dentro e poi svanire senza lasciar traccia,spesso nemmeno dell'arma del
delitto è infinitamente più interessante ed intrigante di qualsiasi
problema scientifico, ma coinvolge più l'intelligenza che i sentimenti
o lo spirito d'avventura. Il creatore di
Sherlock Holmes, sir Arthur Conan Doyle sapeva certamente mescolare in
maniera perfetta elementi di suspense e d'imprevisto nelle sue storie,
tanto è vero che i fumetti, film e i telefilm che se ne sono tratti
sono ancor oggi molto godibili, ma dopo di lui l'importanza
dell'intelligenza nell'intreccio del giallo diventò sempre più
centrale, sempre meno bilanciato con le altre componenti
più spettacolari. Il che non vuol dire
che i gialli enigma non si possano ancora considerare
divertenti.Questione di gusti. Certo hanno
caratteristiche molto particolari, che li rendono immediatamente
riconoscibili. Se ci troviamo a
leggere un giallo d'azione il primo cadavere che incontriamo si trova in
un night-club, in un ufficio, all'aria aperta, sotto due metri d'acqua
limacciosa, magari con ai piedi due poco eleganti ma funzionali
stivaletti di cemento. Se siamo all'interno
di un giallo-enigma, il morto in genere è in biblioteca, senza tanto
sangue attorno, senza particolari orridi, e, per gli affezionati lettori
il massimo dell'interesse scatta quando
si trova in una camera sbarrata dall'interno. Chi può aver
pugnalato il vecchio miliardario nella stanza dove custodiva le sue
ricchezze?Come mai per entrare i soccorritori hanno dovuto sfondare a
colpi d'ascia la porta e l'hanno trovata sbarrata dall'interno con un
catenaccio, un saliscendi oppure con l'unica chiave esistente inserita,
sempre dall'interno, nella toppa? La mente vacilla,
qualcuno ricorda che in quella stanza già erano stati commessi alcuni
omicidi, magari nel medioevo, che quella casa o
quel castello è infestato dai fantasmi. Ma in un giallo
(classico o no) il colpevole non può essere un fantasma, la sfida
all'intelligenza dei polizieschi-enigma vuole sì che il delitto sembri
impossibile ma pretende anche che poi il genio del detective riesca a
scoprirne la semplice origine umana. I gialli della camera
chiusa sono la crema del giallo enigma
quasi la sua più completa espressione. In questi polizieschi
il modus operandi dell'assassino, l'howdunit, ha quasi più
importanza del whodunit, della mera scoperta di chi è stato. Naturalmente la
struttura dell'intreccio non può che basarsi sulla scoperta
dell'identità del criminale, ma il mistero di come sia riuscito a
penetrare ed uscire a suo piacimento intriga a ben vedere l'intelligenza
del lettore molto di più del dito che nell'ultima scena è puntato a
indicare l'insospettato colpevole. Nei gialli della
camera chiusa, in pratica, c'è una delizia in più, per arrivare al
lieto fine si deve passare per la spiegazione di come sia stato
possibile commettere un omicidio in una camera che sembra ermeticamente
chiusa dall'interno, impenetrabile ed inaccessibile. Sembra. Non a caso abbiamo
usato questa parola; chi si vuole misurare coi misteri della camera
chiusa, del resto, deve abituarsi a soppesare le parole, poiché i suoi
dati gli vengono forniti, nella narrazione, col contagocce e spesso non
è indifferente che lo scrittore usi una parola piuttosto che un'altra. Abbiamo detto
"sembra" perchè in realtà la soluzione del problema si
presenta come impossibile
ma, proprio perché sono esclusi assassini che vengano da altri mondi o
dall'altro mondo, ovviamente impossibile
non è. Del resto il lettore
lo sa benissimo, un assassino non può entrare ed uscire da un luogo
sigillato e inaccessibile.Se ci riesce il luogo, tanto per giocare sulle
parole, non è più inaccessibile...e non era certo ben sigillato. Nei gialli della
camera chiusa il giallista
lancia al lettore una sfida intellettuale, si tratta di un vero e
proprio duello, garantito, come tutti i duelli che si rispettino, da un
insieme di regole che ne garantiscono la correttezza cavalleresca.Sono
regole stabilite all'inizio del secolo da alcuni scrittori e
appassionati interessati a che il confronto fosse onesto, a che nei
confronti del lettore fosse usato il britannico fair play . (Cfr.Box:Le regole del giallo) In realtà, se il
confronto fosse onesto nella narrazione dovrebbero trovarsi tutti gli
elementi necessari per trovare la soluzione ...ma, è bene dirlo subito,
tanto onesto, nonostante le regole, il confronto non è mai, ed il
lettore invece di irritarsene, si diverte. Più che d'una sfida,
dunque, si tratta di un
originale rapporto tra scrittore e lettore che non segue le regole
fissate da S.S.Van Dine o da monsignor
Knox e somiglia piuttosto alla complicità che esiste tra i
"Maghi" dello spettacolo ed il loro pubblico.Chi assiste agli
spettacoli di Silvan e di Giucas Casella sa bene (dovrebbe almeno
sapere) di non trovarsi di fronte a fenomeni paranormali o a miracolosi
taumaturghi che riescono a tagliare a fette le belle ragazze nei
forzieri o a creare la materia dentro un cappello a cilindro. Così nei gialli della camera
chiusa il lettore è (dovrebbe essere) cosciente del fatto che il trucco
c'è anche se non si vede, è avvertito che l'autore tenterà di fare il
suo gioco di prestigio. L'unica sfida è un'altra: riuscirà
la sua mano ad essere più veloce del mio occhio?Riuscirà a costruire
una storia in cui è apparentemente impossibile commettere un omicidio
ed a spiegarmi poi, con una trovata sorprendente, come il delitto è
potuto avvenire? Nel patto stipulato
dal giallista col lettore del
romanzo enigma non è bandito, in pratica, l'uso della destrezza ,anzi,
tutti lo sanno perfettamente, il lettore è soddisfatto solo dell'autore
che lo surclassa, si accontenta in genere di essere sconfitto con onore,
di cedere le armi alla geniale abilità del detective. Il giallista classico è, dunque, un illusionista, un prestigiatore, che vale e
merita apprezzamento purchè riesca ad essere sorprendente, a
confondere, per la sua abilità e creatività, senza farsi scoprire. Nei migliori gialli
l'illusione si realizza.La casa editrice Mondadori ha pubblicato ben due
raccolte dedicate ai delitti della camera chiusa e si tratta di esempi
che tutti sono all'altezza della leggenda.La differenza tra ciò che
pare e ciò che è si ottiene con geniali artifici, con trovate
ingegnose, con meccanismi curiosi, tanto più divertenti e gradevoli per
i lettori quanto più sono semplici. La struttura base
dell'illusione - si tratta di illusione, non di inganno- è data dalla
fuorviante presentazione del problema.I lettori si trovano, impotenti,
di fronte ad una questione che, per come è narrata, risulta
incredibile, in netto contrasto col buon senso e la comune opinione,
addirittura in contrasto con le leggi della scienza.L'intelligenza e la
logica che usano scienziati, matematici e filosofi davvero, in fondo,
non sono diverse da quelle che servono al lettore di un racconto giallo
del periodo classico, ma non si tratta
di trovare un assassino, bensì l'artificio di uno scrittore, si tratta di indagare su un racconto non su un delitto. Quando si trovano di
fronte ad un mistero, ad un paradosso, a qualcosa che contrasta con
tutte le informazioni di cui sono in possesso, che non dovrebbe poter
succedere o sperimentarsi, gli scienziati si mettono a verificare tutte
le informazioni di cui sono in possesso, si provano a non dar nulla per
scontato, passano al pettine fitto della verifica persino le
acquisizioni e le teorie scientifiche più consolidate. Spesso la soluzione è
fuori della formulazione
del problema, se il problema, in un primo momento è formulato male
dallo scienziato o dal ricercatore.La corretta formulazione del problema
è, allora, il primo passo verso la soluzione.Nel giallo della camera
chiusa la differenza sta solo nel fatto che il problema è formulato apposta
in modo da ingannare il lettore, come negli indovinelli o nell'
enigma famosissimo della Sfinge.(Cfr.Box) Il lettore non deve
sbattere la testa contro la formulazione del problema che l'astuto
giallista gli ha servito su un piatto d'argento.L'altrettanto astuto
lettore dovrebbe chiedersi: -la stanza che mi
hanno presentato come impenetrabile lo è davvero? -come mi è stato
descritto il problema? Fosse presente
dovrebbe fare qualche domanda in più su quella benedetta stanza, ma
poichè tutto quanto ne può sapere gli viene dalla narrazione,
-attenzione, da tutta la narrazione non solo dalla presentazione del
problema riassunta ad un certo punto dallo scrittore coll'ingannevole
pretesto di aiutare la riflessione- sarà su quello che è stato detto,
anche di sfuggita e anche su quello che è stato taciuto che dovrà esercitarsi la sua acutezza di pensiero. La lotta è impari, ma
non è detto non possa essere lo stesso divertente, in fondo quello che
conta è gareggiare, cioè leggere i gialli della camera chiusa come
vanno letti, con un atteggiamento sospettoso, incredulo, attento alle
minuzie ed alle sfumature.Con un po' d'esperienza e di buona volontà
anche i vecchi libri che hanno deliziato i nostri nonni possono ancora
darci il piacere d'una lettura tutta particolare, che assomiglia a
quella attiva dei libro-game. I misteri della camera
chiusa vengono ancora riproposti dalle case editrici di gialli, la prima
cosa di cui c'è bisogno per gustarli è... la volontà di divertirsi
molto tranquillamente ed in maniera rilassata. Il secondo passo è
quello di prendere per buono l'universo dei polizieschi classici, un
universo artificiale, certo, ma non più artificiale di quello di tanti
altri generi e sottogeneri
letterari. Perché il confronto
sia meno sconfortante è necessario un po' d'allenamento, oppure che
qualche autore tra i più esperti accondiscenda a spiegare qualche
accorgimento. Vi sono maghi che non
svelano mai i loro trucchi, altri sono invece tanto avanzati nella loro
professione che si lasciano andare a rivelare almeno i trucchi più
semplici dei principianti. John Dickson Carr,
(conosciuto anche con lo pseudonimo di Carter Dickson) è un giallista
che ha sempre approfondito il lato inquietante del romanzo poliziesco,
la zona morta tra giallo, racconto fantastico e ghost-story.Misteri
paurosi, sospetti di presenze trascendenti, presenze soprannaturali sono
ingredienti che ha sempre saputo "impastare" con genialità a
meccanismi dalla soluzione strettamente razionale. Era una
caratteristica, questa, anch'essa ben presente nei racconti di sir
Arthur Conan Doyle e non è certo un caso che a John Dickson Carr si sia
rivolto Adrian Conan Doyle, nipote del creatore di Sherlock Holmes,
quando volle far resuscitare l'investigatore di Baker Street in una
serie di nuove avventure. Scrivere una falsa
avventura di Sherlock Holmes, con tanto di mistero della camera chiusa,
è un piacere, del resto, che anche chi scrive non s'è saputo negare,
ora che i diritti d'autore che impedivano di utilizzare quel grande
personaggio sono scaduti.(v. Luigi Calcerano & Giuseppe Fiori, Una
nuova avventura di Sherlock Holmes, 1994, ed.Archimede) John Dickson Carr si
serve genialmente nei suoi libri dell'incredibile che entra nella vita
di tutti i giorni; per nostra fortuna proprio lui, uno dei maestri
indiscussi dei gialli della camera chiusa, si è lasciato andare in uno
dei suoi libri meno noti ad una vera e propria conferenza
sull'armamentario che consente ai giallisti di sorprendere i lettori con
soluzioni che , una volta spiegate, come tutti i giochi di prestigio,
del resto, sembrano banali, deludenti, come un giallistico uovo di
Colombo (parliamo, ovviamente del navigatore, non del tenente). "-Ora vi farò
una conferenza- ripetè inesorabilmente il dottor Fell- sulla meccanica
generale e lo svolgimento della situazione nota, nelle storie
poliziesche come "la camera chiusa".(John Dickson Carr, Le tre
bare, in I delitti della camera chiusa n.2, 1977, Mondadori) Questa citazione ci
consente di illuminare un'altra caratteristica dei gialli di cui stiamo
parlando...Di fronte alla parola conferenza molti di quelli che stanno
leggendo in questo istante si saranno preoccupati, avranno storto la
bocca.Anche Dickson Carr deve averlo pensato, perché fa continuare così
il suo personaggio: "-Uhm.Tutti
quelli che si rifiutano possono saltare a pié pari questo
capitolo." Questo
capitolo, dice il mago della camera chiusa. E' il segno di quel rapporto
giocoso tra autore e lettore che nel giallo classico diventa
particolarmente stretto, è il segno di quanto poco il giallo enigma sia
"letterario" e di quanto riesca ad essere interattivo. Di ciò i grandi
giallisti di quel periodo, sono sempre stati allegramente e
spensieratamente consapevoli.Ellery Queen, altro grande interprete del
mistero della camera chiusa, interrompeva, ad esempio, la storia per
avvertire il lettore quando
poteva considerarsi in possesso di tutti gli stessi dati che aveva
l'investigatore. "-Ma-"chiede
l'interlocutore del dottor Gideon Fell nella battuta successiva a quella
appena citata "se volete analizzare 'situazioni impossibili' perché
parlare di romanzi polizieschi? -Perché-rispose
tranquillamente il dottore-siamo
in una storia poliziesca e non dobbiamo ingannare il lettore fingendo di
non esserci.Non dobbiamo inventare scuse elaborate per tirar dentro una
discussione sui romanzi polizieschi." Per chi volesse
godersi tutta la disquisizione, rimandiamo al testo originale, qui ce ne
serviremo per ripercorrere a grandi linee le logiche dei sistemi
principali, al solo scopo di spiegar meglio, per così dire dal di
dentro, il meccanismo delle camere chiuse, che non può chiarirsi, in
realtà, senza qualche esempio di soluzione. Tutti i libri gialli
che parlano di camere chiuse si basano su varianti di alcuni dei sistemi
principali che seguono. Preliminarmente
citiamo il trucco del passaggio
segreto,che eliminiamo peraltro subito, non tanto perché vietato dalla
regola 3 del decalogo di monsignor Knox, quanto perchè un autore serio
s'è sempre vergognato, non senza ragione, di ricorrervi.Questo vale
anche per le varianti minori della "piccola " apertura
segreta, il pannello che consente il passaggio di una mano armata o il
buco sul soffitto. Procedendo con
sistematicità, delle due l'una, o la camera era realmente chiusa e
sigillata o appariva solamente tale. Una prima famiglia di
sistemi riguarda la camera effettivamente
chiusa. Il primo sistema che
spiega la morte della vittima nella stanza sigillata elimina
l'incredibile uscita dell'assassino dalla stanza in quanto questi...non
vi è mai entrato. -Non si è trattato di
un assassinio ma di coincidenze e di incidenti che possono far pensare
ad un assassinio.Così avviene ne La camera gialla di Gaston Leroux. -Si è trattato di
assassinio ma la vittima è stata costretta ad uccidersi tramite
suggestione, terrore, ipnosi, gas che rende pazzi ed altre simili amenità -Si tratta di
assassinio.Un congegno opportunamente nascosto nella stanza scatta e
uccide quando la vittima apre un cassetto o fa un qualsiasi gesto
innocente.Per il congegno può spaziarsi dai congegni meccanici (meglio
quelli a molla o ad
orologeria) , ai congegni elettrici.Oggi potrebbe utilizzarsi il
computer. -Non è assassinio ma
suicidio che si vuol far passare per omicidio.Il suicida si chiude
dentro la camera ed usa per uccidersi armi che poi spariscono e fanno
pensare ad un assassino che è entrato ed uscito.Un ghiacciolo tagliente
va bene per accoltellarsi, poi si squaglia e lascia solo un po' d'umidità
in giro.Oppure una pistola legata ad un contrappeso, dopo il colpo
mortale viene lasciata andare dalle mani del morente e sparisce su per
il camino o nel fiume che passa sotto la finestra inaccessibile o nel
burrone che circonda il castello. -Assassinio.Il delitto
è commesso dal di fuori,
ma per le strane modalità sembra commesso dentro la stanza.Nella stanza
vi è in genere una finestra apparentemente troppo piccola perché serva
alla bisogna ma...un pugnale d'alluminio sparato con un fucile può
raggiungere la vittima anche da molto lontano (R.Austin Freeman), il
solito ghiacciolo (meglio oggi il ghiaccio secco). -L'apertura della
stanza è tale che nessun uomo potrebbe penetrarvi, ma può farlo uno
scimmione (Edgar Allan Poe), un nano, un pigmeo.Un serpente velenoso,
oltre che dalla finestra può passare da un condotto per l'aria o per il
tubo del cordone che serve a chiamare il cameriere. -La vittima è stata
drogata.Si chiude in camera e cade nel sonno.L'assassino bussa alla
porta e non ottenuta risposta si finge opportunamente preoccupato e
costringe gli altri a buttare giù la porta, poi, mentre va a soccorrere
la vittima commette l'omicidio (ago avvelenato o spillone nel cuore)
(Israel Zangwill, che ha scritto un solo giallo ed è riuscito a passare
alla storia del poliziesco, come mostra la recente pubblicazione estiva
dell’Unità). In tutti questi casi
la camera è DAVVERO chiusa dal di dentro. Vi è il caso in cui
la stanza non è chiusa ma, da un certo momento in poi, è strettamente
sorvegliata dall'esterno. -Assassinio.La vittima
è morta da tempo dentro la stanza.L'assassino/a che si è travestito/a
come la vittima, entra nella stanza, si cambia di vestiti,veloce come
Fregoli e ne esce quasi immediatamente col suo aspetto abituale, come se
avesse appena incrociato la vittima.Se il tipo di delitto richiede tempo
(pensiamo ad un cadavere fatto a pezzi) l'alibi è assicurato. Un'altra famiglia di
sistemi riguarda i casi in cui la camera solo APPARENTEMENTE è chiusa
dal di dentro e inaccessibile.In queste storie la soluzione è nel lo
scoprire il modo con cui l'assassino ha truccato porte e finestre in
modo da farle sembrare chiuse. -si possono togliere i
cardini della porta senza togliere il paletto o aprire la serratura. -si possono staccare i
chiodi dell'intelaiatura della finestra e staccare tutto il telaio. -si può chiudere
ermeticamente una finestra cui è stato tolto il vetro.Con un po' di
stucco, mastice, creta, poi, il vetro è risistemato . -si può chiudere la
chiave dal di dentro infilando nel foro della testa della chiave una
sbarretta legata ad un cordoncino, che poi si passa sotto la
porta.Tirando con forza e cautela il cordoncino la sbarretta fa leva e
chiude la porta.Allentando il cordoncino e dando leggeri strattoni la
sbarretta si disimpegna dall'occhio della chiave e può essere
recuperata dal di fuori. -Con un sistema di
spilli e cordoncini si può anche far leva sul paletto e costringerlo a
scorrere (S.S.Van Dine) -Col solito ghiacciolo
che si può impedire la calata del saliscendi, accostare la porta ed
attendere che, mentre il ghiacciolo si squaglia, la forza di gravità
faccia chiudere la porta dal di dentro. Al posto del ghiacciolo si può
usare una sbarretta legata ad un cordoncino che si può recuperare dalla
fessura sotto la porta. -La porta è chiusa
DAL DI FUORI, l'assassino si tiene in mano la chiave, finge di vederla
nella toppa, fa praticare un'apertura accanto alla serratura, inserisce
la mano in cui nasconde la chiave, finge di trovare a tastoni la chiave,
mentre la inserisce ed apre la porta dal di dentro. -si può chiudere la
porta dall'esterno, rimandando l'unica chiave all'interno della stanza. Edgar Wallace, ne
L'enigma dello spillo elabora un meccanismo veramente notevole, che vale
la pena di ripercorrere. L'assassino pianta uno
spillo robusto al centro
del tavolo che campeggia nella camera chiusa.Lega alla capocchia un filo
molto resistente, poi svolge il filo dal rocchetto per parecchi
metri e fa passare il filo nell'occhio di una chiave.Sopra la porta
della camera esiste una griglia per laereazione, una griglia resistente
e strettissima che farebbe passare a malapena uno spillo.Fa passare il
filo attraverso la grata e la lega con un nodo a fiocco alle sue maglie,
in modo che il nodo resti all'esterno. A questo punto
l'assassino ha un lunghissimo filo, da una parte legato allo spillo
piantato nel tavolo, dall'altra alla griglia dell'aereazione...in mezzo
la chiave.Poi l'assassino
esce dalla stanza (dopo aver commesso l'omicidio, è chiaro)e prima di
chiudere la porta tira a sé la chiave, sempre legata al filo, la fa
passare sotto la porta, accosta il battente, infila la chiave nella
serratura ed inchiava.Poi fa passare di nuovo la chiave sotto la porta e
si dedica a sciogliere il nodo a fiocco sulla grata.Sciolto il nodo trae
a sé il filo che, all'interno della stanza si tende.La chiave scivola
sul filo teso verso il tavolo e va a cadervi sopra.Ora la chiave è sul
tavolo, basta un delicato strattone e lo spillo si stacca.Tirando il
filo l'assassino recupera lo spillo, che passa per quella grata che a
malapena lascia passare appunto uno spillo.La camera è chiusa, l'unica
chiave è all'interno, un nuovo mistero è pronto per sfidare i lettori.
Quelli elencati in sintesi non
sono tutti i metodi usati
dai giallisti nei gialli della camera chiusa, ma il catalogo tentato,
sia pur incompleto può servire meglio di tante teorizzazioni a spiegare
la struttura di base di questi inimitabili, affascinanti giochi
letterari. Box L'enigma
della Sfinge La Sfinge fa parte
della mitologia e dell'immaginario dell'antica Grecia. Probabilmente si
trattava di un simbolo originario dall'Africa settentrionale,arrivato in
Grecia attraverso i contatti col Medio Oriente, veniva rappresentata con
corpo d'uccello e volto di donna o con corpo di leone, ali e volto di
donna.La Sfinge significava morte, spesso era avvicinata alla morte in
combattimento. Figlia di Ortro e
Chimera, secondo alcuni, di Tifone ed Echidna, secondo altri, la Sfinge
più famosa tormentava Tebe, una città che aveva lo stesso nome
dell'antica capitale egiziana.Il mostro , come gli assassini dei gialli
classici, si divertiva a proporre un enigma impossibile e ad uccidere
tutti quelli che non riuscivano a risolverlo. E' con l'intelligenza,
non con il coraggio o la forza che Edipo riuscì a sconfiggerla. Questo l'enigma che
proponeva : "Qual è
l'animale che al mattino ha quattro zampe, a mezzogiorno due ed alla
sera tre?" Un simile animale, se
esiste non è stato mai osservato, eppure Edipo, eroe sfortunato ma
anche genio dell'intelligenza che avrebbe ben potuto misurarsi con
Sherlock Holmes o Poirot, riuscì a risolvere l'enigma e tanto la Sfinge
si infuriò per esser stata
sconfitta da uccidersi, sorte del resto che spesso tocca all'assassino
del giallo-enigma. Edipo riuscì a
risolvere il problema semplicemente rifiutandosi di restare alla lettera
della formulazione, comprendendo che il mostro sanguinario parlava in
maniera "coperta", alludeva non ad un vero animale ma
all'uomo, che : -da bambino, prima di
imparare a star in piedi, al mattino della vita, va a quattro zampe: -a mezzogiorno, a metà
della vita cammina sulle sue due gambe; -da vecchio, quando la
vita è alla sera, si aiuta col bastone e cammina con tre appoggi. ------------------------------------------------------------------------------------------ Box L'importanza
della trama e della sorpresa finale
Il giallo classico secondo una
famosa definizione, è "la storia di un conflitto fra un criminale
è un investigatore, nel quale il criminale per mezzo di qualche astuto
trucco (alibi, personalissimo modo di commettere il delitto, o
quel che volete) riesce a non farsi accusare e neppure sospettare
finché l'investigatore nonn rivela la sua identità sulla base di
indizi dei quali il lettore è stato debitamente informato."(J.Dickson
Carr,Il più splendido gioco del mondo, ne
La porta sull'abisso, 1986, Mondadori.) Fin dalla sua nascita
il giallo ha messo
il plot, l'intreccio
narrativo in primo piano e la trama, anche oggi, è considerata dagli
appassionati più importante dei personaggi, dello stile e del livello
letterario della scrittura.Un giallo è bello se ha una bella trama.
Dall'importanza della trama deriva
un'altra caratteristica fondamentale del giallo, ben descritta da
Umberto Eco: il valore grandissimo attribuito alla "trovata"
conclusiva , la scoperta
sorprendente dell'identità del colpevole o dell'ingegnoso sistema
trovato per uccidere o per trovarsi un alibi.
Nel giallo scoprire il colpevole non
basta, non fa parte di questo genere narrativo il resoconto (noioso) di
lunghe ricerche, pedinamenti o interrogatori fino al momento in cui
qualcuno confessa o identifica il colpevole da una fotografia.La
"trovata", la sorpresa, è un altro
elemento attorno a cui ruota tutta l'invenzione e la storia,
nonostante un giallista dei tempi
di Conan Doyle, Austin Freeman, abbia sostenuto che la "rigorosità
della dimostrazione" ha un effetto artistico. Nel film "Toto' e le
donne" di Steno e Monicelli, uno dei più mortali affronti che il
protagonista doveva subire dalla moglie (una tremenda Ave Ninchi) era la
rivelazione dell'assassino del giallo che si disponeva a leggere prima
di addormentarsi. Nei gialli della camera chiusa la
trovata è non tanto l'insospettabilità
dell'assassino quanto il meccanismo
usato, da lui, dallo scrittore, per commettere il delitto nella
stanza impenetrabile.E' questo dunque che non si deve rivelare! E' molto raro che un giallo-enigma
viene letto due volte.Non dai lettori che hanno buona memoria.
-----------------------------------------------------------------------------------------
Box La
vergogna di scrivere un giallo Il
giallo, come la fantascienza, il racconto avventuroso, l'horror o quello
umoristico, fanno parte di una categoria più vasta del racconto di
intrattenimento.
Come s'è sforzato di dimostrare lo
studioso italiano Giuseppe Petronio,l'appartenenza di un testo ad uno
specifico genere letterario
nulla può significare circa il suo valore ed ormai si comincia a
concordare sul fatto che "i generi
sono diventati...semplici serbatoi di temi e di schemi,
adoperabili per tutti gli usi, a tutti i livelli possibili."
In una bottiglia, infatti si può
versare vino buono o cattivo, e non importa, si dice se i bicchiei sono
diversi, quando è buono quel che c'è dentro.
In un primo tempo, invece, chi
cominciava a capire che il giallo era un genere a parte ,quindi separabile dal resto della
letteratura, attribuiva quella distinzione
alla convinzione che il
giallo fosse, in sostanza, cattiva letteratura.
Questo fattore ha probabilmente
influito sull'evolversi del primo poliziesco
in romanzo-enigma.
La necessità di una trama diretta a
coinvolgere l'intelligenza del lettore era interpretata
più che come effetto di una tecnica narrativa, come
un raggiro, un gioco indegno d'un letterato, che poteva mettere
addirittura in dubbio l'onorabilità degli autori. Per questo, anche, è fiorito,
proprio in Inghilterra, un
indirizzo critico che aveva preso atto di queste
caratteristiche del giallo e cominciava a considerare la detective
novel come attività letteraria a parte, "qualcosa di simile al
gioco del cricket, degli scacchi o del bridge, guidato da leggi e regole
precise che lo scrittore deve saper applicare."(Rambelli)
Si cominciò quasi a creare un albo
professionale dei giallisti abilitati, a stabilire regole il cui
rispetto sarebbe dovuto bastare a garantire la regolarità del
confronto col lettore:l'intrigo doveva essere inaccessibile alla
soluzione perchè l'autore era abile,intelligente,preparato,non
mai truffaldino.
Era nata la lobby di difesa e
valorizzazione del romanzo poliziesco.
Come tutti i bari e giocolieri, per
tanti scrittori sospettati ( a ragione)
di inganno dai lettori, i giallisti
del tempo si preoccupavano innanzi tutto
di dimostrare che il gioco era giocato secondo le regole.
In realtà gli scrittori del
romanzo-enigma sono quasi riusciti a cacciare la letteratura dalle loro
opere, ma non sono riusciti certo a creare una narrazione completamente
'onesta' col lettore.Perchè è impossibile.Oppure perchè sarebbe
noioso. LE
REGOLE DEL POLIZIESCO CLASSICO Ad un certo
punto della storia del giallo le storie cominciarono a richiamarsi
sempre meno alla ricerca scientifica e sempre più ai giochi
enigmistici. L'indagare
dell'investigatore cominciò a trovare strettissima somiglianza con
l'attività di chi si prova a decifrare, decodificare le vignette dei
rebus o una crittografia. Molti
si provavano a scrivere questo nuovo tipo di racconti, per i quali non
mancava la richiesta del mercato.La natura razionale del problema mal si
conciliava, però, con la tendenza di alcuni autori (poco dotati) a
sorprendere a tutti i costi e senza abilità il lettore. Si cominciavano
a scrivere trame improvvisate,
pasticciate, non conseguenziali, con interventi
inopinati dell'investigatore
che cominciava ad assomigliare al "deus ex machina"
delle antiche tragedie greche. Nelle tragedie
greche spesso l'intreccio arrivava,
per il diletto degli spettatori, a complicazioni incredibili, per
cui i poveri protagonisti, perseguitati dal destino crudele, dalla
sfortuna e da una serie di equivoci rischiavano di non trovare uno
straccio di lieto fine.Con un congegno meccanico, la
"machina", una sorta di argano, si calava dall'alto un dio, a scelta dell'autore, che
faceva giustizia ed innanzitutto chiarezza."Costei è tua sorella,
il tuo amico ti inganna, le accuse contro quei giovani sono false, in
realtà sono principi che furono abbandonati nella culla
o che scamparono ad un naufragio ecc. ecc. Così molti
giallisti avevano cominciato all'ultimo momento a tirar fuori
informazioni di cui il lettore non aveva mai avuto
sentore."Riconosco bene il parroco, è un criminale fuggito dal
carcere; l'alibi del giovane non regge perchè io mi trovavo a passare
dal luogo del delitto e lo vidi fuggire; esiste un veleno che non lascia
tracce e l'assassino poteva venirne in possesso ecc. ecc. Tutti "truccacci"
che disorientavano o
riuscivano solo ad infastidire anche
il lettore più tollerante e di bocca buona.Si cominciò ad
affermare che nei gialli non si poteva risolvere
il mistero per caso, o
introducendo all'ultimo momento dati ed
informazioni nuove. Seguirono
veri e propri elenchi di regole
che non avevano una funzione descrittiva, anche se ancora possono dirci
molto di come veniva inteso il giallo allora; non erano regole di
scrittura anche se potevano essere usate come ricette dai principianti. Quelli che le
hanno scritte erano appassionati del genere e volevano evitare che un
gioco, la lettura intelligente del poliziesco, potesse essere rovinato
da scrittori troppo superficiali o poco professionisti.Si trattò di
regole di quello che non si deve fare, più che consigli su come
costruire un buon giallo,comandi molto precisi che avrebero potuto
chiudere in una camicia di forza chi si fosse messo in testa di
rispettarli davvero.Che garanzia avrebbe potuto avere questo scrittore
obbediente?Le regole di un genere letterario, scritte o non scritte,
sono solo dei contenitori di narrativa, il risultato può essere buono o
cattivo a seconda di cosa vi viene calato dentro. Le norme, poi,
per essere effettive vanno applicate,e solo il pubblico può
sanzionare la loro eventuale inosservanza; il lettore del
poliziesco si è dimostrato, in genere, più tollerante dei suoi
legislatori.Il successo di Agatha Christie, che si è divertita a
trasgredire tutte le regole scritte e non scritte del giallo dei suoi
tempi ne è la prova più lampante. Dopo aver
enunciato le proprie regole John Dickson Carr ha scritto: "Queste
sono massime d'oro.Io ci credo fermamente.Ma spesso le troverete
infrante...infrante in modo ammirevole,schiantate
come dal martello di
Dio..nei"migliori" romanzi,mentre il lettore non desidera che
applaudire.Perchè anche le mie massime non sono regole vere:sono solo
pregiudizi." Le
venti regole di S.S. Van Dine (Willard Huntington Wright) "1. Il
lettore deve avere le stesse possibilità del poliziotto di
risolvere il mistero. Tutti gli indizi e le tracce debbono essere
chiaramente elencati e descritti. 2. Non devono
essere esercitati sul lettore altri sotterfugi ed inganni oltre quelli
che legittimamente il criminale mette in opera contro lo stesso
investigatore. 3. Non ci deve
essere una storia d'amore troppo interessante. Lo scopo è di condurre
un criminale davanti alla Giustizia, non due innamorati all'altare. 4. Nè
l'investigatore nè alcun altro dei poliziotti ufficiali deve mai
risultare colpevole. Questo non è buon gioco: è come offrire a
qualcuno un soldone lucido per un marengo; è falsa testimonianza. 5. Il colpevole
deve essere scoperto attraverso logiche deduzioni: non per caso, o
coincidenza, o non motivata confessione. Risolvere un problema criminale
a codesto modo è come spedire determinatamente il lettore sopra una
falsa traccia, per dirgli poi che tenevate nascosto voi in una manica
l'oggetto delle ricerche. Un autore che si comporti così è un
semplice burlone di cattivo gusto. 6. In un
romanzo poliziesco ci deve essere un poliziotto, e un poliziotto non è
tale se non indaga e deduce. Il suo compito è quello di riunire gli
indizi che possono condurre alla cattura di chi è colpevole del
misfatto commesso nel capitolo I. Se il poliziotto non raggiunge il suo
scopo attraverso un simile lavorio, non ha risolto veramente il
problema, come non lo ha risolto lo scolaro che va a copiare nel testo
di matematica il risultato finale del problema. 7. Ci deve
essere almeno un morto in un romanzo poliziesco e più il morto è
morto, meglio è. Nessun delitto minore dell'assassinio
è sufficiente. Trecento pagine sono troppe per una colpa minore.
Il dispendio di energie del lettore dev'essere remunerato! 8. Il
problema del delitto deve essere risolto con metodi strettamente
naturalistici. Apprendere la verità per mezzo di scritture medianiche,
sedute spiritiche, la lettura del pensiero, suggestione e magie,
è assolutamente proibito. Un lettore può gareggiare con un
poliziotto che ricorre a metodi razionali: se deve competere anche con
il mondo degli spiriti e con la metafisica, è battuto ab initio. 9. Ci deve
essre nel romanzo un poliziotto, un solo "deduttore", un solo
"deus ex machina". Mettere in scena tre, quattro, o
addirittura una banda di segugi per risolvere il problema significa non
soltanto disperdere l'interesse, spezzare il filo della logica, ma anche
attribuirsi un antipatico vantaggio sul lettore. Se c'è più di
un poliziotto, il lettore non sa più con chi sta gareggiando:
sarebbe come farlo partecipare da solo ad una corsa contro una
staffetta. 10. Il
colpevole deve essere una persona che ha avuto una parte più o meno
importante nella storia, una persona,cioè, che sia divenuta familiare
al lettore, e lo abbia interessato. 11. I servitori
non devono essere, in generale scelti come colpevoli: si prestano a
soluzioni troppo facili. Il colpevole deve essere decisamente una
persona di fiducia, uno di cui non si dovrebbe mai sospettare. 12. Ci deve
essere un colpevole e uno soltanto, qualunque sia il numero dei delitti
commessi. Il colpevole può avere naturalmente qualche complice o
aiutante minore: ma l'intera responsabilità e l'intera indignazione del
lettore devono gravare sopra un unico capro espiatorio. 13. Società
segrete, associazioni a delinquere et similia non trovano posto
in un vero romanzo poliziesco. Un delitto geniale e interessante è
irrimediabilmente sciupato da una colpa collegiale. Certo anche al
colpevole deve essere concessa una chance: ma accordargli
addirittura una società segreta è troppo. Nessun delinquente di classe
accetterebbe. 14. I metodi
del delinquente e i sistemi di indagine devono essere razionali e
scientifici. Vanno cioè senz'altro escluse la pseudo scienza e le
astuzie puramente fantastiche, alla maniera di Giulio Verne. Quando un
autore ricorre a simili metodi può considerarsi evaso, dai limiti del
romanzo poliziesco, negli incontrollati dominii del romanzo d'avventure. 15. La
soluzione del problema deve essere sempre evidente, ammesso che vi sia
un lettore sufficientemente astuto per vederla subito. Se il lettore,
dopo aver raggiunto il capitolo finale e la spiegazione, ripercorre il libro a
ritroso, deve constatare che in un certo senso la
soluzione stava davanti ai suoi occhi fin dall'inizio, che tutti gli
indizi designavano il
colpevole, e che, se egli fosse stato acuto come il poliziotto, avrebbe
potuto risolvere il mistero da sè, senza leggere il libro fino alla
fine. Il che - inutile dirlo - capita spesso al lettore ricco di
istruzione. 16. Un romanzo
poliziesco non deve contenere descrizioni troppo diffuse, pezzi di
bravura letteraria, analisi psicologiche troppo insistenti,
presentazioni di "atmosfera": tutte cose che non hanno vitale
importanza in un romanzo di indagine poliziesca. Esse rallentano
l'azione, distraggono dallo scopo principale che è: porre un problema,
analizzarlo, condurlo a una conclusione positiva. Si capisce che ci deve
essere quel tanto di descrizione e di studio di carattere che è
necessario per dare verosimiglianza alla narrazione. 17. Un
delinquente di professione non deve mai essere preso come colpevole in
un romanzo poliziesco. I delitti dei banditi riguardano la polizia, non
gli scrittori e i brillanti investigatori dilettanti. Un delitto
veramente affascinante non può essere commesso che da un personaggio
molto pio, o da una zitellona nota per le sue opere di beneficenza. 18. Il delitto,
in un romanzo poliziesco non deve mai essere avvenuto per accidente: nè
deve scoprirsi che si tratta di suicidio. Terminare una odissea di
indagini con una soluzione così irrisoria significa truffare bellamente
il fiducioso e gentile lettore. 19. I delitti
nei romanzi polizieschi devono essere provocati da motivi puramente
personali. Congiure internazionali ecc. appartengono a un altro genere
narrativo. Una storia poliziesca deve riflettere le esperienze
quotidiane del lettore, costituisce una valvola di sicurezza delle sue
stesse emozioni. 20. Ed ecco
infine, per concludere degnamente questo "credo", una serie di
espedienti che nessuno scrittore poliziesco che si rispetti vorrà
più impiegare; perchè già troppo usati e ormai familiari a
ogni amatore di libri polizieschi. Valersene ancora è come confessare
inettitudine e mancanza di originalità: a) scoprire il
colpevole grazie al confronto di un mozzicone di sigaretta lasciata sul
luogo del delitto con le sigarette fumate da uno dei sospettati; b) il trucco
della seduta spiritica contraffatta che atterrisce il colpevole e lo
induce a tradirsi; c) impronte
digitali falsificate; d) alibi creato
in base a un fantoccio; e) cane che non
abbaia e quindi rivela il fatto che il colpevole è uno della famiglia; f) il colpevole
è un gemello, oppure un parente sosia di una persona sospetta, ma
innocente; g) siringhe
ipodermiche e bevande soporifere (sieri della verità) h) delitto
commesso in una stanza chiusa, dopo che la polizia vi ha già fatto il
suo ingresso; i) associazioni
di parole che rivelano la colpa; l) alfabeti
convenzionali che il poliziotto decifra." IL
DECALOGO DI MONSIGNOR Reginald KNOX "1. Il
criminale deve fare la sua comparsa all'inizio della storia, e non
all'ultimo momento. 2. La soluzione
del delitto deve essere logica, senza ricorsi al soprannaturale. 3. E' permesso
l'uso di una sola stanza o passaggio segreto. 4. E' proibito
usare veleni nuovi, sconosciuti o che non lascino tracce. 5. Niente
stranieri dall'aspetto sinistro o maligno (in particolar modo cinesi). 6. La soluzione
del delitto non deve mai avvenire per una fortunata coincidenza. 7.
L'investigatore non deve mai essere il colpevole. 8.
L'investigatore non deve a bella posta nascondere al lettore gli indizi
o le ragioni delle sue deduzioni. 9. Se viene
introdotto un "Watson", questi non deve nascondere le sue
opinioni. 10. Mai
ricorrere a gemelli identici oppure ad un sosia". LE SEI REGOLE DI FRANçOIS FOSCA "1. Il
caso che costituisce la base del racconto è un mistero apparentemente
inesplicabile. 2. Uno o più
personaggi, simultaneamente o successivamente, vengono considerati, a
torto, colpevoli, perchè indizi superficiali sembrano designarli tali. 3. Una
minuziosa osservazione dei fatti, materiali e psicologici,
seguita dall'esame delle testimonianze e, sopratutto, da un
rigoroso ragionamento, trionfa su tutte le teorie affrettate. Colui che
compie un'analisi non indovina: ragiona e osserva. 4. La
soluzione, che concorda perfettamente con i fatti, è assolutamente
imprevista. 5. Più un caso
sembra straordinario, più è facile da risolvere. 6. Quando sono
state eliminate tutte le soluzioni impossibili, quella che rimane, anche
se in un primo momento può sembrare incredibile, è la soluzione
giusta". LE REGOLE DI ROBERT AUSTIN FREEMAN 1 Il romanzo
poliziesco deve offrire innanzi tutto una soddisfazione intellettuale,
non può presentare alcun carattere intrinseco di bassezza e deve
evitare tutto quanto possa solleticare in modo morboso la sensibilità
del lettore. 2 Nel romanzo
poliziesco c'è un'autentica inchiesta condotta con metodo scientifico.
Il lettore dev'essere chiamato a verificarne la progressione logica ad
ogni istante, a sostituirsi al detective, a risolvere con i propri mezzi
l'enigma. 3 Il tacito
accordo tra giallista e lettore si basa sul fatto che il caso possa
essere risolto da quest'ultimo in base ai soli dati offertigli
dall'autore. Il lettore non dev'essere perciò mai ingannato. 4 Il giallista,
nel suo confronto intellettuale col lettore, può invece far affidamento
sulla sua disattenzione, che lo porta a non riconoscere il valore dei
dati informativi che gli vengono presentati. All'autore è inoltre
consentito costruire il meccanismo logico-scientifico in modo che lasci
margine all'errore e si fondi su dati ambigui. 5 La struttura
del romanzo poliziesco è costituita, come un frutto, dal nocciolo, che
è l'enigma, dalla polpa che è il plot, dalla buccia che è l'involucro
delle parole. 6 Il plot del
romanzo si articola in quattro fasi: a) L'enunciato del problema
criminale; b) La presentazione dei dati essenziali per trovare la
soluzione; c) Lo sviluppo dell'indagine e la presentazione della
soluzione; d) La discussione degli indizi e la dimostrazione. 7 Il problema
criminale dev'essere opportunamente delimitato. Vittima assassino e
sospetti devono essere racchiusi in un circuito chiuso, in modo che
fatti e comportamenti si intersechino in modo intelligibile. L'inferenza
può applicarsi solo ad un numero finito di dati ed indizi. 8 L'enigma alla
base del problema criminale deve dipendere da conoscenze scientifiche
applicate. 9 Il problema
criminale deve preferibilmente riguardare un assassinio. La posta deve
essere elevata se si vuole che il colpevole che è oltre che un
avversario, un partner, deve giocare
il tutto per tutto, poichè è in ballo la sua vita. 10
E' la rigorosità della dimostrazione a costituire l'effetto
artistico. La sottigliezza, la finezza dell'argomentare è direttamente
proporzionale al divertimento e alla soddisfazione del lettore. IL
DECALOGO DI STEFAN BROCKHOFF 1- Tutti gli
eventi misteriosi che si verificano nel corso del romanzo, alla fine
devono essere spiegati e risolti.Se all'inizio avvengono dieci furti,
venti rapimenti, trenta assassinii. alla fine devono essere chiariti
dieci furti, venti rapimenti, trenta assassinii. Non abbiano timore che
i miei romanzi siano così terribili! Ma ciò che io faccio accadere
trova la sua spiegazione - al contrario di un certo autore classico del
romanzo poliziesco, nelle cui opere succede tre volte tanto, ma che
risolve solo la metà. 2 -Gli eventi
che si sciorinano al lettore non devono essere creati al solo scopo di
metterlo sulla strada sbagliata. Tutto ciò che succede deve trovare una
giustificazione nella struttura complessiva del romanzo. Chi inventa
episodi solo per spingere il sospetto del lettore nella direzione
sbagliata è un compagno di gioco disonesto. 3- Il narratore
non deve cercare l'originalità ad ogni costo. Un omicidio deve avvenire
con mezzi tradizionali, come pistola, fucile, veleno e altre belle
conquiste della mente umana. Ci sono autori di romanzo polizieschi che
si lambiccano il cervello giorno e notte: come faccio morire qualcuno in
modo particolarmente originale? E a tal scopo escogitano marchingegni
misteriosi e complicatissimi, raggi mortiferi, animali addestrati e cose
simili. Esiste un confine oltre il quale la raffinatezza diventa
stupidità. 4- L'assassino
dev'essere un uomo, un uomo malvagio, certo (in generale), ma pur sempre
un uomo. Non deve possedere forze sovrannaturali, non deve agire con
mezzi occulti, ma deve mettere in opera i propri misfatti come gli
uomini sono generalmente soliti fare. Non deve disporre di possibilità
illimitate, non dev'essere il misterioso capo di una banda di duecento
uomini, nè il capo
mascherato di un gigantesco apparato poliziesco statale che dispone di
ogni mezzo. Anche a misteriosi passaggi sotterranei, a botole che si
aprono prontamente e a simili stregonerie romantiche il narratore deve -
se può - rinunciare. Altrimenti l'autore faciliterà troppo se stesso e
complicherà troppo la vita al lettore. 5- Anche
l'investigatore dev'essere un uomo, un uomo abile e ingegnoso,certo, ma
pur sempre un uomo. Non deve avere nè il dono dell'ubiquità nè
dell'onniscienza, qualità che di solito un essere umano non possiede.
Per trovare deve cercare, per chiarire deve mettere in moto il suo
cervello umano. Un investigatore che indovini ogni cosa in anticipo come
il buon Dio, che sia presente
in ogni occasione "per caso", che d'un tratto veda
tutto chiaro, è una personalità di grande effetto, ma le sue qualità
sono troppo belle per essere vere. 6- Un romanzo
poliziesco deve rappresentare la lotta tra le azioni insidiose di un
criminale e le riflessioni intelligenti e puntuali dell'investigatore
che scopre i suoi trucchi. Non dev'essere una corrispondenza di guerra
in cui si narrano le battaglie di materiali e spostamenti di eserciti,
in cui si mobilita l'arsenale di interi popoli e gli uomini cadono a
terra a destra e a sinistra. Essere avvincente - questo è il suo
compito, ma essere avvincente con il minor impiego di mezzi - questa è
la sua arte. 7- L'assassino
deve stare al posto giusto nell'intreccio delle azioni e dei personaggi.
Il lettore deve conoscerlo, ma non deve ri-conoscerlo. Deve avere un
ruolo abbastanza importante, in
modo da suscitare interesse anche per sè e per le proprie azioni; non
può quindi essere una figura marginale. Ma non può neppure esser messo
troppo in risalto, perchè altrimenti si tradirebbe troppo facilmente.
Valutare quale sia il posto giusto per lui, questo è il compito
principale dell'autore. 8- In un
romanzo poliziesco non si può mostrare tutto ciò che succede. Moventi,
assassini, mezzi devono restare per lo più in ombra, ma di tutto ciò
che accade il lettore deve venire a sapere qualcosa, sia che si tratti
dell'effetto finale, o di un qualche altro effetto o di un certo indizio
che richiami l'attenzione sul crimine. Non deve mai succedere qualcosa
di cui il lettore venga a sapere che è successo solo durante la
spiegazione finale. Il narratore deve nascondere molti elementi, certo,
ma non deve mai nasconderli del tutto, una piccola punta deve comunque
emergere sempre. 9- L'autore non
deve stancare il lettore. Udienze interminabili, verbali dettagliati,
scrupolosi sopralluoghi della corte sono da evitare. Ciò che è
indispensabile per la conoscenza dei fatti deve avere naturalmente il
suo posto, ma tutto ciò che ha il suo posto dev' essere davvero
indispensabile per l'azione e la sua risoluzione. Mentre legge, il
lettore non potrà sempre valutare il significato di questa scena o di
quel dialogo, certo. Ma alla fine dovrà sapere che era importante, e
perchè. 10- E'
auspicabile che il lettore assista agli avvenimenti decisivi e vi
partecipi. Per quanto possibile deve avere la sensazione di essere stato
sempre presente a tutto. Nessun personaggio del romanzo deve narrargli a
posteriori se e dove qualcosa è successo, chi legge deve vedere gli
eventi con i propri occhi. E' facile che i racconti mediati risultino
noiosi, e riducano in ogni caso la forza immediata dei fatti. Il lettore
deve poter seguire i personaggi e le loro azioni con i propri
occhi. Non deve ascoltare ciò che gli si racconta, ma vedere ciò che
effettivamente accade. Dev'essere presente.
|